
CIRCUITO
TRASPONDER
Da
qualche anno i trasponder sono una realtà consolidata nell’ambito
dell’identificazione a distanza di oggetti e persone, e rappresentano oggi il
sistema migliore per realizzare serrature elettroniche, sistemi di sicurezza,
controlli di accesso e tante altre applicazioni riguardanti l’automazione
industriale e l’identificazione di oggetti.
Diciamo
il sistema migliore perché, rispetto alle tessere magnetiche e alle chipcard, i
trasponder non chiedono il contatto fisico con il dispositivo di lettura e di
riconoscimento, e non sfruttano sistemi di trasmissione radio. Infatti, i
trasponder funzionano secondo il principio della reazione di indotto, ovvero
quando si trovano “immersi” nel campo elettromagnetico prodotto dalla bobina
lettore, ricavano una debole tensione con cui si autoalimentano e generano un
codice personale cortocircuitando e aprendo i contatti della loro bobina in modo
da determinare variazioni di flusso (sia pure lievi) e quindi di corrente
nell’oscillatore del dispositivo di lettura. Quest’ultimo rileva le
variazioni di corrente come stati logici, in modo da avere l’informazione
numerica corrispondente al codice memorizzato nel trasponder che si trova nel
suo campo d’azione,
Questa
caratteristica rende il trasponder il dispositivo ideale per tutte le
applicazioni dove e’ impossibile, scomodo o pericoloso avvicinarsi ad un
elemento da identificare, e soprattutto nei casi in cui sia impossibile
provvedere all’alimentazione dell’elemento di identificazione. Ecco quindi
che il sistema di identificazione senza contatto fisico (trasponder) trova
impiego nei controlli di accesso a zone riservate e per varcare i tornelli delle
aziende e degli uffici, nelle etichette antifurto applicate ai vestiti di
vendita nei grandi magazzini, nei collari dei capi di bestiame, negli
immobilizzatori per autoveicoli, ecc.
DESCRIZIONE
DEL DISPOSIVO TRASPONDER
Il
sistema di identificazione per eccellenza è oggi il trasponder, perché
rispetto alle classiche tessere magnetiche e alle pur prestanti chipcard,
non chiede alcun contatto fisico con il lettore o identificatore che sia:
il dispositivo è caratterizzato da un codice impostabile in sede di
fabbricazione o successivamente ( a seconda del tipo) che viene letto a distanza
dall’ identificatore sfruttando il principio della reazione dell’indotto
tipico delle macchine elettriche, ovvero dei trasformatori.
Nell’unità
base (identificatore) un
oscillatore operante tra 100 e 400 KHz (tipicamente a 120 o 125 KHz) pilota una
bobina di varie forme o dimensioni che produce nell’ambiente circostante un
campo elettromagnetico variabile dalla medesima frequenza; immergendo in questo
campo una qualsiasi bobina si crea ai capi di quest’ultima una tensione
indotta, di pari frequenza ed ampiezza proporzionale al numero di spire, secondo
i dettami dell’elettrotecnica . Sta di fatto che raddrizzando tale tensione e
livellandola con un piccolissimo condensatore, possiamo ottenere una differenza
di potenziale continua con la quale alimentare un chip in tecnologia CMOS a
basso consumo: questo è quanto si trova in un trasponder di qualunque tipo.
Appena
viene alimentato, ovvero eccitato, il chip del trasponder reagisce producendo un
codice composto da una serie di impulsi di tensione che, pilotando un
transistor, caricano la sua bobina determinando in essa una variazione di
corrente abbastanza sensibile, sia pur per senza mettrla in corto ( altrimenti
manca tensione e il chip si spegne ). Per il principio della reazione
d’indotto, la variazione della corrente nella bobina immersa nel flusso del
campo magnetico determina una variazione analoga della corrente della bobina
dell’oscillatore sull’unità base, in quanto quest’ultima può essere
considerata al pari del primario di un trasformatore, e quella del trasponder
come l’avvolgimento secondario. Le variazioni di corrente nell’oscillatore
dell’unità base determinano differenze di potenziale che hanno lo stesso
andamento e che possono essere prelevate ad uno dei capi della bobina
trasmittente (primario) rispetto a massa, quindi amplificate e rilevate fino ad
ottenere impulsi che squadrati corrispondono a quelli prodotti localmente dal
chip del trasponder. Leggendo questi impulsi e decodificandoli possiamo
conoscere i dati o l’identificativo del trasponder passato nel campo
d’azione dell’unità identificatrice
Sembra
difficile e complicato, ma il principio e chiaro e inequivocabile; la difficoltà
sta nel realizzare un circuito affidabile e stabile. Perciò abbiamo impiegato
un integrato fatto appositamente per tale applicazione l’ U2270B della Temic,
un SMD che contiene un’ oscillatore a frequenza regolabile, abbastanza stabile
e compensato in temperatura, oltre ad uno stadio amplificatore e squadratore del
segnale prelevato da uno dei capi della bobina (allo scopo è richiesto un
rilevatore esterno a diodo e condensatore).
Il trasponder che abbiamo utilizzato per la nostra applicazione è prodotto da una società svizzera, ed è parte di una vasta gamma di prodotti tutti basati sul chip Unique a 64 bit: in sostanza una memoria PROM che viene programmata bruciando appositi fusibili in silicio policristallino, organizzata in una matrice 10 righe per 4 colonne, quindi di 40 bit. Una volta eccitato, ovvero quando il trasponder viene immerso nel campo magnetico a 125 Khz (notate che tutti i moduli sono tarati in fabbrica per essere eccitati a tali frequenza, con una tolleranza +/- 10 KHz) il chip genera serialmente 9 bit tutti a 1 logico, che costituiscono il messaggio di Start del codice; quindi procede emettendo in sequenza i bit della memoria, ovvero una ad una le righe di 4 bit l’una, seguite ciascuna da un bit di parità. Trasmette quindi 9+(5x10) bit, cioè 50 bit, poi invia 4 bit che rappresentano in sequenza lo stato della parità della somma dei primi, dei secondi, dei terzi, e dei quarti bit di ogni riga, e infine un bit di Stop (fine codice) sempre a zero logico. L’invio della sequenza è periodico e viene ripetuto fino a che il trasponder è eccitato dal campo a 125 KHz.
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